Come tutti ben sappiamo, le banche hanno sempre avuto una certa avversità nei confronti del mondo crypto. La contrapposizione tra i due si fa sentire anche dall’altra parte del mondo… le autorità locali brasiliane hanno riaperto il caso contro le banche del Paese che, secondo quanto riferito, rifiutano di lavorare con le società di criptovaluta.

Come tutti ben sappiamo, le banche hanno sempre avuto una certa avversità nei confronti del mondo crypto. Un esempio lampante ci viene da Jp Morgan, la più grande banca del mondo. Nonostante questo scetticismo però, va detto che alcuni segnali di cambiamento si stanno facendo sentire. 

Poco più di una settimana fa abbiamo parlato di quanto le banche temano il mondo delle criptovalute che, peraltro, è in continua evoluzione. La loro paura più grande è di essere tagliate fuori da questo grande mercato!

Per questo motivo Bitwala, il neobank tedesco, che offre ai suoi utenti tassi di interesse fino al 4,3%, ha lanciato un nuovo prodotto, chiamato “Conto interessi Bitcoin”, con il quale tutti i suoi 80.000 utenti potranno acquistare, detenere e guadagnare interessi su BTC nei loro conti bancari grazie alla partnership avviata con la piattaforma di prestito di criptovaluta Celsius Network.

La contrapposizione banche e mondo crypto si fa sentire anche dall’altra parte del mondo… le autorità locali brasiliane hanno riaperto il caso contro le banche del Paese che, secondo quanto riferito, rifiutano di lavorare con le società di criptovaluta.

Come tutti ben sappiamo, le banche hanno sempre avuto una certa avversità nei confronti del mondo crypto… anche in Brasile.

Il caso brasiliano riprende vita

Tutto ha avuto inizio nel settembre 2018, quando Cade (Consiglio di amministrazione per la difesa economica) aveva avviato un’indagine amministrativa per indagare su possibili infrazioni commesse da istituti finanziari riguardo la chiusura dei conti degli uffici di cambio. La causa era stata presentata dall’Associazione brasiliana di criptovalute e Blockchain (ABCD), senza fini di lucro, con sede a San Paolo. Il disegno di legge, inoltre, menzionava anche una serie di altre principali banche brasiliane, vale a dire: Santander, Itau Unibanco, Sicredi e Banco Inter, le quali erano state accusate di rifiuto illecito di servizio.

Nel dicembre 2019, il caso era stato archiviato dopo che le banche difese avevano affermato che non c’erano regolamenti emessi da banche centrali che li costringessero a fornire servizi, mentre il mercato delle criptovalute non era regolamentato e quindi soggetto ad attività di riciclaggio. Le banche, da parte loro, hanno anche citato l’assenza di leggi che regolassero il funzionamento delle case di scambio di criptovaluta e la mancanza di una chiara loro politica KYC (Conosci il tuo cliente).

Nonostante Cade, da fine aprile, avesse chiuso l’argomento e avesse dato la vittoria alle banche brasiliane, proprio due giorni fa, spronato dalla consigliera Lenisa Rodrigues Prado, ha riaperto le indagini per fare accertamenti riguardo la condotta anticoncorrenziale delle banche a seguito della chiusura dei conti con le case di cambio, sostenendo che “nessuna prova ragionevole” è stata presentata per giustificare la chiusura dei conti e il rifiuto del servizio.

La consigliera Prado inizialmente ha sostenuto l’immediata apertura di un processo amministrativo sul caso. Gli altri consiglieri, invece, hanno deciso di continuare la questione sotto le vesti di indagine amministrativa.

Per Safari Felix, direttore di ABCripto, la nuova decisione di Cade rappresenta una vittoria per il settore delle criptovalute in Brasile, inoltre la decisione può essere vista come maggior riconoscimento dell’attività di criptovaluta nel paese sudamericano, insieme alla recente creazione di una classificazione nazionale delle attività commerciali (CNAE) specifica per il settore delle criptovalute. 

Tuttavia, le criptovalute in Brasile rimangono in gran parte non regolamentate. Lo scorso febbraio due importanti scambi di criptovaluta sono stati chiusi a seguito di minacce di pesanti multe a causa di nuove norme fiscali. Al più presto sicuramente si troverà una soluzione che possa portare banche ed exchange ad un giusto compromesso. D’altronde le attività dei trader continueranno comunque, di conseguenza, essendo questa un’ottima opportunità di guadagno per tutti, sarebbe bene non farle fare “in nero”.


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