Oggi vogliamo raccontarvi una storia, un episodio della saga Blockchain italiana.

C’era una volta Napoli, una città del sud Italia, che era tanto grande quanto affascinante e caotica. Nonostante la confusione e il trambusto, i suoi abitanti vivevano felici. Cantavano, suonavano e mangiavano la pizza.
Un bel giorno, nell’aprile 2018, Felice Balsamo, il folletto creativo dell’amministrazione comunale, ebbe una grande idea per riportare pace e ordine nel suo comune. Felice, insieme ad altri collaboratori, ebbe l’intuizione di introdurre la Blockchain a Napoli.

Il sindaco e l’intera amministrazione furono subito entusiasti ed accolsero con gioia e curiosità la proposta di Felice.
Il primo passo fu istituire un avviso pubblico, per invitare gli esperti ad unirsi al gruppo e raccogliere più adesioni possibili al progetto.

progetto Napoli Blockchain

Avete idea di quante persone risposero all’appello del comune? Trecento!

Tra questi c’erano:

  • Cento esperti informatici: sviluppatori, developer e tecnici.
  • Cento rappresentanti di ordini professionali: avvocati, commercialisti e notai.
  • Cento divulgatori: giornalisti, laureandi ed competenti in materia blockchain.

Tutti, in Comune, rimasero sorpresi nel ricevere tanti consensi volontari e dal mese successivo in poi iniziarono ad organizzare incontri con tutti gli esperti. Prese vita una sorta di comitato scientifico, per discutere della Blockchain e delle sue possibili applicazioni per la città di Napoli.
Da questi appuntamenti emersero quattro proposte, ovvero vennero approvati quattro progetti principali:

  1. Il Token di Napoli: la creazione di una moneta virtuale ufficiale della città, che i cittadini avrebbero utilizzato come mezzo di pagamento in tutte le attività commerciali: negozi, pizzerie, pasticcerie ecc.
  2. La Blockchain per le cedole librarie: ogni settembre dei piccoli napoletani iniziano il nuovo anno scolastico e richiedono le cedole librarie per avere i libri. Prima della blockchain i nominativi delle persone che ne facevano richiesta venivano inseriti su un file di testo. Ora, invece, il file sarebbe stati salvati su un registro decentrato, presente in milioni di computer, quindi ogni modifica non sarebbe stata più possibile. 
  3. Il pagamento in Bitcoin e la creazione di un’app. Per facilitare l’accettazione delle monete virtuali come forma di pagamento, per i commercianti sarebbe stata creata un’applicazione che simula un pos per i pagamenti. 
  4. La votazione elettronica su Blockchain: i cittadini napoletani non avrebbero più votato secondo lo schema tradizionale con carta e matita, ma lo avrebbero fatto elettronicamente. 

Progetto Napoli Blockchain

E vissero per sempre felici e contenti?

Analizziamo le implicazioni che hanno portato i 4 progetti. 

L’introduzione di un token locale inizialmente è stata pensata per permettere ai napoletani di effettuare gli acquisti di tutti i giorni, ma nella realtà è molto più di questo: è uno strumento che crea aggregazione e favorisce i comportamenti virtuosi. Infatti, la moneta di Napoli viene offerta a chi, ad esempio, si reca presso un centro di raccolta rifiuti per disfarsi di un vecchio materasso piuttosto che abbandonarlo in strada. 

L’impiego della tecnologia Blockchain di Ethereum, per la gestione del servizio delle cedole librarie, ha consentito al comune di Napoli di incrementare l’efficienza nella procedura di assegnazione dei libri. Questo, inoltre, ha dato all’amministrazione un vantaggio importantissimo: la trasparenza.

L’esordio del Bitcoin nella vita quotidiana e la conseguente realizzazione dell’app per i pagamenti sono, forse, il progetto più ambizioso. Non tanto per le implicazioni tecniche, quanto per il coinvolgimento di figure professionali, come i commercialisti, e per la formazione fatta a commercianti e imprenditori. Ad oggi, inoltre, sono circa 360 le persone che hanno richiesto di aderire al progetto.

Il progetto eVoting è portato avanti da sei professionisti che collaborano in modo del tutto volontario. La votazione elettronica del futuro, secondo eVoting, si basa sulla tecnologia Blockchain, per cui ogni voto sarà salvato nei registri supportati dalla rete di Ethereum e risulterà immodificabile. I vantaggi di questa votazione sono molteplici: innanzitutto l’eliminazione di brogli elettorali, ma anche un abbattimento dei costi. La prima applicazione di questo metodo innovativo sarà effettuata in occasione di una prova di referendum cittadino del 2020. Chiaramente qualora la procedura dovesse avere successo, potrebbe essere replicata su scala nazionale.

In base a quanto ci ha riferito Felice Balsamo, lo scoglio più grande è stato ed è tuttora convincere i titolari di attività commerciali ad utilizzare Bitcoin. Purtroppo la moneta di Satoshi non godeva di una buona reputazione e, infatti, i napoletani l’hanno sempre associata alle attività illecite oppure l’hanno sempre considerata una risorsa poco profittevole.
Per questo l’amministrazione del Comune di Napoli ha rivolto la gran parte dei propri sforzi alla formazione dei cittadini e, soprattutto, dei commercianti.
Attualmente i Bitcoin si stanno diffondendo velocemente. Un esempio su tutti è la storica pasticceria Carraturo, nei pressi della stazione centrale, dove i turisti si fermano e hanno la possibilità di pagare le prelibatezze partenopee in Bitcoin. Inoltre, Napoli risulta la prima città italiana ad avere una diffusione capillare di token ricevuti dai cittadini secondo la logica della virtuosità, per cui il token è un vero e proprio premio per aver tenuto una buona condotta.

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