Come ogni mese è tornato a trovarci il nostro Contributor Gianluca Bertolini.

Gianluca è un avvocato specializzato in diritto penale e delle nuove tecnologie ed è il Fondatore e CEO di Crypto Avvocato, un network di esperti professionisti e aziende innovative avente lo scopo di assistere, informare e formare gli utenti in materia di diritto, economica e nuove tecnologie. 

Anche per far fronte al suo ruolo, Gianluca ha recentemente iniziato un Master in Quality managing presso l’UniPa, senza però trascurare i diversi progetti tecnologici e le questioni giuridiche poste all’attenzione del network.

Fra queste spicca in particolare il “Caso Bitgrail”, ossia l’assistenza alle vittime dell’exchange di criptovalute Italiano fallito nel 2018.

Collaborazione con CryptoRivista, TV Crypto e Scrypta Foundation

Gianluca ci ha raccontato dell’evoluzione di Crypto Avvocato, in particolare delle preziose collaborazioni instaurate con:

CryptoRivista e TV Crypto, al fine di ampliare il servizio di informazione sui canali social e non solo;

Scrypta Foundation, per l’applicazione della tecnologia blockchain in Italia, in primis.

Al tal proposito, ci ha inoltre raccontato del Blockchain Day svoltosi a Firenze, un evento ricchissimo di illustri relatori provenienti da ogni parte d’Italia, che ha permesso di far conoscere meglio la blockchain e le criptovalute in generale ma soprattutto ScryptaChain, il protocollo made in Italy, frutto del genio di un manipolo di giovani visionari, che oggi conta centinaia di nodi in tutto il mondo.

“Step importanti” – ha affermato – “perché danno misura dell’apprezzamento del lavoro svolto finora e spronano a fare meglio per intercettare altre Collaborazioni ed espandere il network (stando ovviamente sempre ben attenti a discernere coloro che fanno esclusivamente marketing da coloro che invece hanno conoscenza fondata sua solide basi di studio ed esperienza)”. 

“Molti professionisti” – ha aggiunto – “sono in attesa di entrare a far parte del network ma le adesioni sono momentaneamente sospese per consentire ad Easy Lab – azienda Affiliata al network – di completare le modifiche al sito web per renderlo conforme ai requisiti Anvur per le pubblicazioni scientifiche”.

A proposito dell’economia cripto (monetaria) e della tecnologia blockchain, il Crypto Avvocato ci ha quindi fornito la sua visione:

“Si sta assistendo da un lato ad una progressiva moltiplicazione delle valute e dall’altro allo sviluppo di soluzioni ibride, ossia infrastrutture permissioned per specifici obiettivi, governate da infrastrutture permissionless”.

Riguardo al primo aspetto, ossia il moltiplicarsi delle criptovalute, il Crypto Avvocato osserva anzitutto che il mercato è più saldo rispetto al passato in conseguenza della progressiva comprensione del fenomeno da parte dei Legislatori e conseguente regolamentazione. 

È convinto altresì che in Europa le motivazioni possono rintracciarsi sia nel tentativo di rimediare alla stagnazione economica, dopata anche dall’uso della moneta unica e dalla rigidità del patto di stabilità, sia nella volontà di fronteggiare i competitor privati e pubblici esteri.

“Dopo il maremoto provocato dall’annuncio di Libra e Gram, infatti, si è assistito al progressivo sdoganamento delle criptovalute di stato (l’E-Krona ad esempio, lo E-Yuan, sino all’annuncio della cripto francese che si affiancherà a quella della Central Bank), in affiancamento alle cripto private (utility / payment token), legate a piattaforme e business specifici più o meno ampi” (come compiutamente spiegato qui e qui).

“Il business della vendita dei dati verrà quindi apertamente legato all’uso della moneta e questo” – come esplicato in questo articolo – “potrebbe essere un’ottima occasione per Paesi come l’Italia, per elaborare soluzioni a supporto delle esigenze dell’economia reale”.

Soluzioni In mancanza delle quali, gli oligopoli esistenti nel campo dei Big Data e della tecno manipolazione di massa, diventeranno assolutamente incontrastabili e i cittadini riceveranno solo briciole dalla svendita di dati personali”.

Riguardo all’uso della blockchain indipendentemente dalle criptovalute, tuttavia, secondo il Crypto Avvocato le problematiche in Italia sono al momento eccessive:

  • anzitutto sociologiche, poiché le criptovalute e non la tecnologia sottostante, costituiscono l’attrattiva principale per gli utenti e questi peraltro sono ancora in numero esiguo e generalmente sprovvisti di solide basi di conoscenza in ambito finanziario e tecnopolitico;
  • in secundis economico/tecnologiche, poiché ad esempio in ambito tracciabilità, la blockchain è assolutamente inutile senza un adeguato apporto di ulteriori strumenti complessi e costosi che generalmente le nostre PMI non possono permettersi.

Innovazione tecnologica irraggiungibile?

No… ma è certamente una speranza appesa ad un filo e per comprenderlo bisogna analizzare la molteplicità di fattori complessi che la condizionano (cosa evidentemente difficile). 

Gianluca ci ha quindi evidenziato sommariamente i fattori per cui la tanto attesa innovazione tecnologica – per cui si sta investendo tantissimo, come sempre, in formazione (per lo più privata) – rischia di non giungere mai:

  • siamo un popolo vecchio, con uno scarsissimo ricambio generazionale;
  • le imprese non hanno ulteriori risorse intellettuali ed economiche da investire nel cambiare i propri processi a causa dell’eccessiva burocrazia e pressione fiscale;
  • coloro che formiamo qui, fuggono spesso e volentieri per un impiego e condizioni di vita migliori altrove;
  • nell’era dei social e degli slogan si scambiano i “markettari” per esperti o addirittura si dà consapevolmente più peso a questi ultimi in ragione della community di disinformati che li supportano;
  • gli esperti reali – ricercatori e professionisti con esperienza pratica – spesso non riescono a comunicare con la classe politica per molteplici fattori, fra cui la grave impreparazione di molti dei suoi componenti e la persecuzione da parte loro di obiettivi personalistici anziché collettivi.

In definitiva, secondo il Crypto Avvocato – “pur non per volendo essere catastrofisti, la sensazionalistica rappresentazione del presente/futuro che spesso si legge sui social – meraviglioso, democratico, ricco ed equo per tutti, grazie alla tecnologia – cozza drammaticamente con le analisi fornite da autorevoli entità pubbliche e private”.


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