intervista 2 luigi gabriele

Il nostro Contributor Luigi Gabriele ci ha voluti aggiornare in tempo reale sulla situazione in Albania e sulla nuova direttiva europea recepita. Buona lettura!

Gli Stati europei non si posizionano sicuramente al primo posto nell’accettazione e soprattutto nella regolamentazione delle criptovalute. Tuttavia, in questo scenario ancora nebuloso si sta distinguendo l’Albania che si candida a diventare il paese più accogliente, in zona euro ma fuori dalla regolamentazione europea, per coloro che vogliono operare in ambito criptovalute e blockchain.

Il 24 ottobre, durante la tavola rotonda “The Blockchain solution: data sharing for a better protection” organizzata in occasione della 41esima Conferenza Internazionale dei Garanti della Privacy e Tutela dei Dati 2019 in corso a Tirana, capitale albanese, si sono riuniti diversi regolatori e operatori globali in ambito della gestione del data driven, come Facebook e Google. Il concetto di base era capire se la tecnologia Blockchain possa garantire il pieno controllo sulla gestione dei propri dei dati personali.
Tra lo stupore generale, il governo albanese ha presentato la prima norma su base Europea destinata a disciplinare il mondo della finanza su blockchain: il Fintoken Act.

Albania controcorrente rispetto all'Europa

Blockchain e criptovalute regolamentate in Albania

Il primo ministro Edi Rama ha detto che l’obiettivo è aprirsi all’uso delle criptovalute, agli investimenti e all’applicazione della tecnologia blockchain in una cornice completamente regolamentata.
Questa iniziativa presentata dall’Albania va a rompere i meccanismi su base europea conosciuti fino ad oggi. Anche le aree di eccellenza, Estonia e Malta, fungono più come degli esperimenti in materia dato che non hanno effettivamente introdotto una vera e propria disciplina.
Lo Stato della penisola balcanica ha, invece, presentato un disegno di legge e posto in consultazione il 19 ottobre. Secondo la regolazione albanese, il Parlamento avrà 30 giorni di tempo per eventuali emendamenti o modifiche. Quindi, a breve, questa norma entrerà in vigore e l’Albania diventerà il paese più accogliente in ambito delle tecnologie dei registri distribuiti, della blockchain e soprattutto delle criptovalute.

Le principali novità previste da questo disegno di legge sono:

  • Categorizzazione del token in quattro tipologie (digital utility token, digital payment token, digital security token e digital asset token).
  • Tutela degli interessi degli investitori con tempi certi di risposta da parte delle autorità.
  • Introduzione soglie minime per ICO e STO con procedure e regole differenti.
  • Misure di sicurezza tecnologica specifiche e diversificate.
  • Tassazione favorevole per gli operatori di mercato.

L’Albania potrebbe essere un modello anche per altri Stati europei e soprattutto per il nostro Paese, l’Italia è molto vicina a questa nazione sia geograficamente che commercialmente.

Luigi Gabriele ci ha anticipato l’ingresso di un grande operatore energetico italiano nel mondo delle criptovalute, ma non può ancora soddisfare la nostra curiosità rivelandoci il nome

E l’Italia?

Luigi Gabriele ci ha anticipato l’ingresso di un grande operatore energetico italiano nel mondo delle criptovalute, ma non può ancora soddisfare la nostra curiosità rivelandoci il nome (anche per questa volta ti perdoniamo).
Inoltre, ci informa, che anche un operatore dei servizi postali e uno nel settore bancario e finanziario entro la fine dell’anno completeranno il processo tecnico previsto per le crypto e annunceranno l’accettazione delle valute virtuali.

Per quanto riguarda la situazione normativa italiana in ambito crypto, recentemente, è stata recepita la direttiva n°843, quinta direttiva europea relativa all’antiriciclaggio, che introduce le nuove tecnologie finanziarie come forme di pagamento e le regolamenta.
Questa disciplina è finalizzata al segmento dell’antiriciclaggio e stabilisce che gli operatori finanziari e le società giuridiche operanti nel settore delle criptovalute debbano essere regolamentate in modo da evitare una proliferazione di zone grigie in cui i criminali abbiano ampio spazio di manovra. Gabriele definisce questa impostazione della direttiva censurabile in quanto associa le valute virtuali al riciclaggio di denaro. Insinuazione errata, come già abbiamo ripetuto più volte, ma le lascia ancora senza una disciplina effettiva.
La visione politica è tuttora limitata, la disciplina impone a tutti i soggetti di iscriversi ad un registro in modo da tenerne traccia, siano essi prestatori di servizi relativi all’utilizzo di criptovalute, wallet o exchange, che si occupano semplicemente del trasferimento.

Ringraziamo Luigi Gabriele per gli interessanti aggiornamenti.
Nel prossimo appuntamento speriamo che possa finalmente rivelarci ulteriori dettagli, a presto!

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